Il mio racconto “Traiettorie e incroci”, scritto in 420 parole, si aggiudica le Isolympiadi della prosa 2019

La sera dell’8 luglio 2019, nella splendida cornice del cortile del Castello Maschio Angioino di Napoli, al termine della V edizione dei Giochi Isolimpici Partenopei – Speciale Universiadi, il mio racconto Traiettorie e incroci, si è aggiudicato le Isolympiadi della prosa 2019.

Traiettorie e incroci è un racconto in 420 parole, ispirato alla tragica vicenda che nel 1991 coinvolse Fabio De Pandi, un bambino di soli undici anni, rimasto ucciso nel corso di uno scontro a fuoco tra camorristi nella zona del rione Traiano di Napoli.

Al termine di una maratona letteraria, di musica e arte, presentata dalla conduttrice Noemi Cognigni, nella quale l’attore Alessandro Incerto ha dato voce a tutti i racconti ed alle poesie in concorso, il mio racconto si è aggiudicato il prestigioso premio. A fare il “tifo” per me, una delegazione di familiari del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità: Famiglia Di Bona, Taglialatela, Iorio e Pagano, guidati dalla loro neo presidente, Carmen Del Core, sorella di Daniele, un altro ragazzo ucciso da un coetaneo.

Particolarmente commovente è stata l’interpretazione dell’attore Alessandro Incerto, che ha declamato i miei versi davanti a Gaetano De Pandi, il papà di Fabio e ad una platea che alla lettura del brano, non ha nascosto la commozione.

Nel quadro dei Giochi Isolimpici Partenopei 2019, l’Associazione Amartea ha voluto riproporre, in chiave moderna, gli antichi omonimi agoni che si tenevano a Neàpolis in età imperiale. I Giochi, la cui denominazione significa “uguali ai Giochi di Olimpia”, per oltre tre secoli hanno richiamato a Neàpolis atleti e artisti da tutto il mondo all’epoca conosciuto, e avevano la peculiarità di associare alle gare sportive competizioni di teatro, musica, danza, letteratura. Neàpolis si poneva allora come catalizzatore di energie, creava eccellenza nell’arte e nello sport, diffondendo il proprio nome come effigie di multiculturalità e rigoglio culturale in tutto il mondo.

Le Isolimpiadi della Scrittura prevedevano che gli autori partecipassero racconti e poesie inedite sul tema dell’Edizione 2019 (PERCORSI: strade, incroci, storie e incontri). Con riferimento al #42, i racconti non potevano eccedere tassativamente le 420 parole, le poesie 42 parole, escluso il titolo.

Questo il testo del racconto:

 Traiettorie e incroci

di Paolo Miggiano

Era l’estate del 1991 e Fabio era solo un bambino di undici anni. Da lì a qualche giorno sarebbero cominciate le vacanze. Il mare, le corse sulla spiaggia rovente, l’amico del cuore, il sole, la pelle scottata, i castelli di sabbia, le stelle la notte. Al ritorno, la scuola media, il primo anno.

Fabio era solo un bambino e poco se ne importava di quello che stava accadendo nel mondo vicino o lontano da lui. Quando sei un bambino quello che accade fuori da te ha poca importanza. Fabio non sapeva della traiettoria di un aereo che terminava nel mar Tirreno, delle traiettorie di una guerra che lontano da lui stava uccidendo bambini, di Johnny Stecchino e della mafia.

Era piccolissimo Fabio, quando iniziò a correre dietro ad una palla a spicchi del minibasket. Nel 1991 infilava canestri già da quattro anni e sognava di schiacciare a canestro, come il suo idolo Michael Jordan.

A undici anni si gioca e si sogna e Fabio voleva solo correre dietro alla traiettoria di una palla.

Fabio era solo un puntino in tutto questo mondo. Mai avrebbe pensato che da lì a breve le pagine dei giornali sarebbero state drammaticamente piene con altre terribili notizie, che avrebbero riguardato proprio la traiettoria del suo destino.

Nell’universo ci sono miliardi di linee che tracciano traiettorie e incroci. Una di queste fermò la corsa di Fabio. Le traiettorie imprevedibili dell’esistenza. D’un tratto, il rumore inconfondibile di un’auto di grossa cilindrata. Poi dei colpi d’arma da fuoco, esplosi all’impazzata. Non era la prima volta che si sparava al rione Traiano. Lì era come stare in guerra. E dove c’è la guerra si spara e si ammazza. Si ammazzano anche i bambini, se questi si incrociano con la traiettoria dei proiettili. In quel posto non si era sicuri neanche stando in casa, figuriamoci per strada. Furono le linee e le traiettorie tracciate da quei proiettili ad incrociarsi con la vita di Fabio.

Sono una maledizione le armi. Lo sono ancora di più quando sparano e uccidono i bambini. Quello che roteava sulla traiettoria di Fabio lo colpì al braccio, penetrò nella spalla e raggiunse i polmoni.

Era buio, non ci fu il tempo di capire, ma quella di quel proiettile era una traiettoria che deviava dal gioco alla disperazione, dalla freschezza degli undici anni al dolore, dalla vita alla morte. Incroci che diventano grovigli. La madre, lo prese tra le braccia. Era l’immagine della Madonna con bambino, solo che quell’immagine era maledettamente reale e non una iconografica rappresentazione.